| dc.description.abstract | Pozzo dichiarava il suo atteggiamento empirico presentando sua “facilità in
questa professione, con l’esercitio (sic) continuato di molti anni”20, parafrasando Vignola e un altro gesuita, Jean Dubreuil, e faceva riferimento alla sua mancanza di erudizione richiamando il luogo comune della “mancanza di maestri e
di libri” in materia, per giustificare la comparsa di ancora un altro trattato sulla
prospettiva. Il paradosso dei volumi di Andrea Pozzo rientra nella sua capacità
di dimostrare che era stato raggiunto il punto più alto della letteratura artistica
a tal proposito, tanto che ne rimaneva solo una diffusione semplificata: era ora
possibile imparare la rappresentazione prospettica e la quadratura in modo
convenzionale e indipendente, attraverso un trattato che avrebbe raggiunto
ogni angolo d’Europa e del mondo coloniale21. Pozzo si rivolgeva a pittori e
architetti, ma dalla parte dei primi; mostrava all’allievo la capacità della pittura
di generare stupore con la educazione visiva e manuale, dimostrando così il
suo status di esperto nel gestire e manipolare le diverse circostanze della visione delle sue opere e la sua padronanza della percezione illusoria. L’essenza
dell’arte di Pozzo, rivelata nella sua didattica della prospettiva, è il potere di
esaltare lo spettatore e, a tal fine, la coltivazione dell’inganno e la volontà di
svelarlo diventano il motore di tutta la sua produzione | es |